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GIANNI CORDONE: UN DIRETTORE PER L'INNOVAZIONE
Non esiste modo migliore di presentare Gianni Cordone che ricorrere alle note biografiche scritte dalla dottoressa Monica Vannoni nella sua tesi di laurea intitolata "Gianni Cordone: un direttore per l'innovazione", discussa il 4 luglio 2000 all'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, relatore il prof. Cesare Scurati. Nella cronaca-storia della scuola italiana, Vigevano è entrata per merito o colpa di un romanzo, Il maestro di Vigevano di Lucio Mastronardi … A Vigevano, però, operò e lavorò Gianni Cordone, un direttore didattico ben diverso dal direttore-ispettore disegnato grottescamente da Mastronardi. Fu maestro impegnato, attivo e riformatore, avviò e realizzò una buona esperienza di scuola a tempo pieno, si occupò di libri per bambini in maniera intelligente ed originale, infine fu un grande sostenitore della solidarietà nei confronti degli extracomunitari e si distinse, pertanto, come grande animatore sociale. Certamente su tutto ciò influì l'educazione che ricevette da piccolo, la sua formazione cristiana trasmessagli dai genitori. Egli era figlio unico di padre e madre operai calzaturieri, da bambino frequentò le elementari alla scuola "G. Vidari", successivamente i genitori lo iscrissero all'avviamento commerciale e alle due tecniche. Poi si impiegò presso una ditta locale: in quello stesso anno iniziò anche l'Istituto Magistrale da privatista, dando gli esami a Milano con regolarità. Studente e lavoratore preparandosi di notte, conseguì a Pavia il 1° luglio 1949 il diploma di maestro. Si iscrisse, quindi, alla facoltà di magistero dell'Università Cattolica di Milano ottenendo più tardi il diploma in vigilanza scolastica. Nel 1953 vinse a Bergamo il concorso magistrale ed iniziò la sua attività d'insegnamento il 1° ottobre di quello stesso anno a Bonate Sopra nel circolo di Ponte S. Pietro al posto di ruolo effettivo. L'anno seguente venne trasferito a Vigevano dove insegnò per quattordici anni alla scuola "De Amicis" (detta allora scuola del "Cascame"). Probabilmente in questo ambiente Gianni Cordone maturò, assimilò ed elaborò tante di quelle idee che poi negli anni trasmise nei suoi libri e nel suo modo di dirigere la scuola. Nel 1968 venne pubblicato Quota quaranta libro in cui Cordone, forte dell'esperienza maturata in quegli anni d'insegnamento, esprimeva le sue idee riguardo alla didattica scolastica e più in generale alla scuola; la preoccupazione fondamentale era quella di individualizzare l'insegnamento, quell'individualizzazione che si poteva fare con quaranta bambini in classe:« ma la "quota quaranta" resta a mio parere la maggiore difficoltà. E' questo l'ostacolo vero da superare … Un lavoro individualizzato: eccoci al punto. A me sembra che l'individualizzazione dell'insegnamento sia il punto di partenza per la revisione del nostro lavoro …». Nel 1968 vinse il concorso direttivo e venne destinato ai circoli didattici di Fordongianus e Ghilarza in Sardegna, dove rimase diciotto mesi con la famiglia. « Chi in tal periodo ha avuto la fortuna di conoscerlo, lo ricorda come un uomo estremamente dinamico, alacre, infaticabile: pronto a organizzare conferenze e dibattiti, a promuovere incontri di carattere culturale e formativo, interessato a qualsiasi esigenza dei vari plessi compresi nel suo circolo … ». Non era raro vederlo, la mattina, a bordo di una Cinquecento piuttosto malandata, percorrere l'arteria accidentata e tortuosa che collegava Fordongianus ad Allai e Samugheo e Ruinas. Di pomeriggio poi, e spesso fino a sera inoltrata, lo si poteva trovare tra le scartoffie del suo ufficio, in Direzione. Il suo attivismo aveva del prodigioso, né il super lavoro lo rendeva, come spesso accade, intrattabile. Tutt'altro: sempre gentile e premuroso, pronto ad accoglierti col sorriso sulle labbra, prodigo di consigli con i suoi insegnanti, soprattutto con i più giovani che erano poi, nel circolo, la maggioranza. Il suo esempio era contagioso e trascinava all'impegno anche chi, per attitudine o consuetudine, era solito lasciarsi andare. Per questo forse, oltre che per la naturale riluttanza all'autoritarismo, non ebbe mai modo di ricorrere alle maniere forti, alle imposizioni categoriche e se poi era rigoroso, con sé stesso prima che con gli altri, verso tutto ciò che concerneva lo svolgimento delle funzioni didattiche, mai si lasciava cadere nel fiscalismo e nel " burocratismo ". Da questa esperienza sarda nacque il primo di una serie di libri per ragazzi facenti parte della collana "Il piacere di leggere": si tratta di Cesco in Sardegna che «… lascia trasparire con tutta evidenza un'incantevole stagione professionale e di vita in quell'isola in cui mi sono trovato ( avendo con me tutta la famiglia ) a dirigere i circoli di Fordongianus e Ghilarza … ». Nell'aprile del 1970 Cordone assunse la guida del 2° circolo di Vigevano al Regina Margherita: furono gli anni in cui rinnovò profondamente la sua scuola. « Nel 1971 venne pubblicata la l. 820 che, all'articolo 1, prevedeva l'istituzione di classi a tempo pieno; la dizione, invero, era più reticente: si parlava di avviamento alla scuola a tempo pieno. Ma le persone che in Italia volevano l'innovazione non stettero a sottilizzare, avevano finalmente tra le mani uno strumento per uscire dalla palude e lo usarono come grimaldello…». Nell'anno scolastico 1973-1974, tra le diciotto classi del Regina Margherita, nove aderirono all'invito di sperimentazione. « Quando iniziammo ( … ) le prime esperienze di attività integrative previste dal 1° articolo della l. 820, si operava quasi in condizioni di pionierismo e con un margine molto forte di autonomia didattica ( … ) le norme stesse, che poi si riducevano alle circolari annuali di applicazione dell'articolo 1 della 820, erano ordinatorie su pochissime cose; i direttori potevano addirittura segnalare gli insegnanti da assegnare ai posti istituiti ( … ). Ma c'erano un progetto educativo forte e la coscienza che la pratica didattica aveva bisogno di un grande rinnovamento … ». Nascevano, così, gli organi collegiali preposti all'amministrazione della scuola a tempo pieno: l'assemblea e la giunta composte anche dai rappresentanti dei genitori. Il dialogo che, con questi, Cordone portò avanti fu fondamentale: « se il tempo pieno riuscì gradualmente ad imporsi, ciò fu certamente dovuto anche ad un gruppo di genitori, non numeroso, ma impegnato, appartenente all'Associazione Genitori Vigevanesi … ». A loro è dedicato Genitori in cattedra ( primo libro sulla partecipazione e democrazia scolastica ), edito nel 1975, dove Cordone tratta un tema ancora oggi di grande attualità: il dialogo tra genitori e insegnanti che si è aperto nella scuola con l'attuazione dei decreti delegati. In forma chiara e brillante l'autore affronta i vari problemi - il tempo pieno, il voto, la bocciatura, le ricerche, i libri di testo, il lavoro di gruppo - sotto forma di lettere ai genitori. Fu anche autore ed editore ( fondò la casa editrice Scholanova ) di apprezzati libri per ragazzi ( in tutto venti titoli ) alcuni dei quali, come la celebre Storia di Pelucco, riscossero un successo di critica e di diffusione a livello nazionale. Nei suoi libri Cordone, senza prediche né moralismi, portava sempre la sua tensione morale:« io credo in queste cose e te le racconto » - sembrava dire con semplicità. Gli ultimi anni della sua vita, in modo particolare da quando lasciò la scuola, li dedicò ad Oltremare, l'Associazione per l'integrazione degli immigrati extracomunitari, creata nel 1988, della quale fu fondatore, presidente e principale animatore. Questa dimensione umana, che non si fermava ai bambini, ma che raggiungeva anche gli adulti con questo particolare tipo di impegno sociale, fu la sua caratteristica principale: l'eredità che lascia è veramente grande.
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